cos’è il Nie? [ovvero: il Nie spiegato a mia nipote di sei anni]

6 luglio 2009 alle 10:06 am | Pubblicato su cose che accadono | 10 commenti
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[Questa mia cosa è uscita sulla pagina cultura del «Corriere nazionale», curata da Stefania Nardini. Dovevo spiegare il New italian epic in – esattamente – 4.500 battute, immaginandomi di parlarne anche a chi mai ne ha sentito parlare: un “Nie for dummies”, in sostanza. Per cui: ci sono molte e molte cose che avrei voluto aggiungere – molti libri, soprattutto. Ma lo spazio predefinito me l’ha impedito. Aggiungo qui una domanda (per chi ha una risposta): Troppi Paradisi di Walter Siti? Non è Nie, giusto. O lo è?]

La premessa inevitabile è: mia nipote ha cinque anni – quasi sei. Quindi, a voler dar retta al primo eretico della psicanalisi, Alfred Adler, è, da un pezzo, nella fase in cui “il bambino comincia l’assimilazione e l’utilizzazione delle esperienze non più in modo arbitrario, ma in funzione del suo stile di vita”. Ora tra gli interessi e le esperienze della mia nipotina non c’è la narrativa contemporanea, ma l’epica sì (cosa sono le favole e i miti, se non epica?), e la domanda che mi aspetto da un momento all’altro è: cos’è la New Italian Epic? Il problema maggiore di mia nipote è che ancora non sa leggere, quindi del saggio New Italian Epic. Letteratura, sguardi obliqui, ritorni al futuro, uscito quest’anno per Stile libero Einaudi, a firma Wu Ming 1 (con un breve testo di Wu Ming 2), guarderà solo la copertina. Stessa difficoltà incontrerà nel tentativo di leggere l’adesione formale al Nie di Carlo Lucarelli su «la Repubblica», Massimo Carlotto su «il Manifesto» e Valerio Evangelisti su «L’Unità», e le posizioni antiNie di Carla Benedetti e Tiziano Scarpa su «il Primo amore» e «l’Espresso». Cioè: mia nipote – beata incoscienza – non si è ancora resa conto di quanto tutta la comunità letteraria italiana sia in fermento per questo nuovo oggetto narrativo – o meglio: per questo insieme narrativo.

Tutta questa eccitazione ha origine meno di due anni fa, quando Wu Ming 1, nell’ambito di un seminario sulla letteratura italiana a Montréal, rende pubblico il suo Memorandum sul New Italian Epic, nel quale c’è scritto – in sostanza e in estrema sintesi – che negli ultimi quindici anni nuovi narratori hanno volutamente superato il postmodernismo, la scrittura ombelicale e quest’io predominante che occupa interamente, fino in fondo, ogni pagina dei romanzi postmoderni. E hanno deciso di proporre nuove narrazioni, contraddistinte da compessità della trama e ambietazioni storiche o ucroniche (per mia nipote: “ucronia” è come sarebbe il Mondo se un evento storico non avesse seguito il corso che conosciamo), e popolari, sia nell’accezione originaria del nostro dizionario (= del Popolo), che in quella derivata dalla lingua inglese (= che vende molto, di successo). Ultima, decisiva caratteristica, quella temporale: devono essere libri pubblicati a partire dal 1993. E quindi sono Nie, fra gli altri: tutti i libri di Evangelisti, alcuni libri di Lucarelli, Carlotto, Camilleri, Gomorra di Saviano, i libri del collettivo Wu Ming e i libri dei singoli Wu Ming. Non sono Nie, fra gli altri: i libri di Voltolini, Scarpa, Galiazzo, Nove, Nori – ovvero la generazione dei postmoderni degli anni novanta, che è anche tutto il meglio che ha prodotto la letteratura italiana di quegli anni. Ci sono anche casi non ancora definiti. Ad esempio Antonio Moresco. Alcune sue opere potrebbero rientrare nella definizione di Wu Ming 1, come il racconto lungo contenuto in Controinsurrezioni, meraviglioso libro doppio che comprende anche un testo di Valerio Evangelisti e che ha per tema il Risorgimento. Moresco ambienta la sua storia ai tempi delle Cinque giornate di Milano e uno dei suoi protagonisti è Giacomo Leopardi, morente a Napoli: tutti i crismi sono rispettati, insomma. Ma Antonio Moresco vuole rientrare nella galassia Nie? Le accuse contro il Nie e il collettivo Wu Ming sono tante: si va dall’autoreferenzialità, fino all’autoritarismo (chi decide cos’è Nie? Wu Ming 1? Wu Ming 2?), passando per l’approssimazione teorica. In effetti, però, i romanzi scritti dai Wu Ming, Q e Asce di guerra in particolare, sono il fulcro della classificazione Nie; e il Memorandum altro non è che un elenco di requisiti che un libro deve possedere per rientrare nella definizione: Wu Ming 1 sostiene che saranno gli stessi lettori – per esempio tramite il social network librario Anobii – a decidere quali libri siano Nie. Io, dal canto mio, dirò questo a mia nipote: che Nie è una parola nuova, che, in qualche modo, decrive qualcosa che è accaduto e sta accadendo. In particolare la volontà di alcuni autori di incidere maggiormente sul Mondo, e di accedere a un pubblico più vasto dei postmodernisti – che pure non si possono definire scrittori di regime, ma hanno fatto, deliberatamente, un uso privato della scrittura. E se dovesse chiedermi chi ha ragione io risponderò, senza tema di smentita: i buoni libri, scritti per amore della Verità, perché necessari, a sé e al Mondo. Amen.

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  1. […] Il seguito di questo articolo:  cos'è il Nie? [ovvero: il Nie spiegato a mia nipote di sei anni … […]

  2. sembra interessante, qua.

    Posso spammarmi un po?

  3. ovviamente no 🙂

    però puoi leggere commentare dire fare baciare ecc.

    e.

  4. La spiegazione del NIE per la nipote è esauriente ma, mi domando, voi vi proponete come rappresentanti dei NIE, ne siete in qualche modo “parte” o vi sentite parte (il riconoscimento come da voi detto è oscillante e possibilmente dipendente dai giudizi del pubblico) e poi, infine, questa piattaforma punta ad essere si fatto una casa editrice on-line?

  5. ciao RR.

    la domanda cruciale mi pare sia: cos’è novevolt?

    prima ti rispondo sul NIE.
    l’articolo l’ho scritto io, per il Corriere nazionale.
    in estrema sintesi dico: Roberto Bui-Wu Ming 1 ha “inventato” una parola che non esisteva. e – tutto sommato – è una parola utile.
    io e Alessandro siamo *anche* autori, ma qui, in questa nostra idea che prenderà forma compiuta fra qualche mese, siamo in altra veste: ovvero cerchiamo di far nascere i libri che vorremo leggere.
    come scritto nella chiusa dell’articolo: “buoni libri, scritti per amore della Verità, perché necessari, a sé e al Mondo”.
    libri che – non ti dico una cosa nuova – difficilmente vedono la luce.
    per vari motivi: l’auto-depotenziamento degli autori – in primo luogo – che operano un’autocensura preventiva.
    la mancanza di coraggio dei piccoli editori [di quasi tutti i piccoli editori] che seguono le logiche delle major, ma le seguono “per sentito dire”. e quindi ecco i luoghi comuni della piccola editoria.

    mi fermo qui, ma – a breve – scriveremo una sorta di manifesto, con le nostre intenzioni, e – cosa molto più importante – a gennaio usciranno i primi due novevolt. e si potrà vedere se le intenzioni saranno divenute realtà…

    ciao,
    e.

    ps
    io vorrei anche “creare” qualcosa, simile a una alleanza, fra le piccole collane di qualità.
    è probabile che ci sentiremo “direttamente”. 😀

  6. Sì, penso e spero che potremo sentirci direttamente. 🙂

    Ma intanto dialoghiamo anche qui, visto che lo spazio lo consente. Aspetto il manifesto e nel mentre ti rivolgo un altro paio di domande. La prima è

    – perché ritieni che sia in atto una processo di auto-depotenziamento dei nuovi autori?

    – e poi, soprattutto, cercar ‘di far nascere i libri che vorreste leggere’ vuol dire imbastire un nuovo progetto di scrittura collettiva oppure si tratta di selezionare tra manoscritti di esordienti (e non, forse) quelli che più si avvicinano al vostro sentire?

    Ancora, io scrivo arbitrariamente a nome della Round Robin, come hai visto, ma preferisco presentarmi, mi chiamo Federico di Vita, e per parte della casa editrice posso garantirti che per quanto se ne può intuire le vostre intenzioni sono non lontane dalle nostre, o per meglio dire, da un certo indirizzo che vorremmo dare a una delle nostre collane. E aggiungo che qualora si creassero i presupposti, alcuni testi potrebbero potenzialmente passare dal multimediale al cartaceo, o, perché no, seguire il percorso inverso. Tutte le strade sono aperte, e percorribili.

    grazie dell’attenzione, scusa la lungaggine…

  7. Federico, credo che la collana sia “fari”. giusto?
    e dovrei conoscere chi se ne sta occupando.
    [pensa…: ha in lettura una mia cosa :D]
    in questo senso – ti dicevo – si potranno fare delle cose “insieme”.
    le collane di narrativa di qualità esistono: hanno poca visibilità, però. e contano ancor meno di quanto sono visibili.

    le due risposte:
    – novevolt è una collana di Zona. faremo libri piccoli e densi. gli autori non sono esordienti. non facciamo scouting, ma corteggiamo gli autori che ci piacciono, e chiediamo loro di scrivere un novevolt – puntando tutto sul nostro immenso fascino 🙂
    [lo so che *il tutto* può ingenerare confusione… io uso il mio nick wordpress, che porta a milanoromatrani, che non c’entra direttamente con novevolt – forse per questo ti riferivi all’idea di “collettivo”, che è l’idea base di mrt]

    – sull’autodepotenziamento: è una cosa abbastanza palese. lavorandoci dentro, poi, è ancora tutto più chiaro.
    per accedere alla pubblicazione ci si autocastra, ci si appiattisce sulla leggerezza e sul disimpegno, si lima il Pensiero. tutto questo vogliamo scriverlo, in una minipamphlet che poi caricheremo qui, e che si chiamerà *la cura* – giochiamo sul fatto di essere *curatori*.
    preferisco solo accennarlo ora, perché è un discorso che voglio fare fino in fondo e nella maniera più chiara e vasta possibile.

    ciao,
    enrico

  8. aggiungo, per chiarezza:
    – novevolt sarà – soprattutto – di carta. non solo, certo, ma sarà assolutamente nelle librerie.
    – per evitare l’autodepotenziamento bisogna dire a un autore: dimenticati tutto quello che t’han detto, sul *vendere* i libri, e tutti quei maledetti luoghi comuni che senti continuamente.
    e questo facciamo.
    – davvero sentiamoci, per mettere a punto una qualche alleanza 😉

    e.

  9. La collana è ‘fari’, sì. Abbiamo un’altra collana di narrativa, ‘parole in viaggio’, ma in quel caso si tratta di narrazioni classiche, ‘fari’ invece è più audace, e meriterebbe maggiore visibilità, ma come sai è difficile. Vi avevo anche scritto privatamente qualche giorno fa (ma la casella del nostro ufficio stampa a volte fa casini…) per chiedervi informazioni sul festival ULTRA, sicuramente ci incontreremo in quella circostanza visto che ho intenzione di venire come spettatore, ma vi domandavo se non fosse ancora possibile far partecipare qualche autore, Angelo Calvisi, per fare un nome, credo che sarebbe molto adatto.

    Se volessimo sentirci privatamente potreste intanto scrivere all’indirizzo della casa editrice: info@roundrobineditrice.it

    a presto, e intanto, se dio vole, se n’annamo ar mare… 😉

  10. … ho avvisato Ale.

    buon mare!

    e.


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