Novevolt e Lipperatura: qualità come segno d’accademismo?

10 novembre 2009 alle 2:05 am | Pubblicato su Segnalazioni | 5 commenti
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quality_of_lifeSegnaliamo l’appunto di Loredana Lipperini fatto al nostro testo “Non multa sed multum: qualità della vita, qualità letteraria”, nella sua apparizione domenicale su Carmilla online. La Lipperini, pur elogiando il nostro invito al “rialzo” del letterario, intravede il rischio di accademismo anti-partecipativo nel nostro concetto di qualità, invitando(ci) a rileggere il blog di Henry Jenkins. Al di là del fatto che non crediamo che Jenkins sia l’unica Bibbia del Secolo 2.0 -perché no Latour, piuttosto che Foster, o lo scettico Compagnon, per comprendere la volatilità del concetto di letterario?- vi invitiamo a dibattere e commentare nuovamente. Visto che, sì, la qualità, per noi, si potrebbe dire, è questione di vita o di morte. O meglio di buona vita o pessima morte (della letteratura, stavolta senza marameo postmoderni). Di nuova ossigenazione per una generazione, come la nostra, senza nazione.

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  1. credo, Ale, che l’invito non fosse rivolto a noi, ma più ai protagonisti della questione su vibrisse.
    o era a noi?
    😀

    e.

    • Non lo dice chiaramente, ma l’invito è a chiusa e quindi vale anche per noi.

  2. Vale anche per voi. 🙂
    Spiego subito il riferimento a Jenkins: perchè mi sembra quello che ha affrontato con maggiore profondità la cosiddetta popular culture, rinvenendovi altissima qualità.
    La critica è molto semplice, se l’accettate: la produzione di un testo estremamente elitario, come quello che avete postato su Carmilla, identifica qualità con accessibilità limitata. Personalmente, ho dubbi sul fatto che sia la via giusta. Il fine, ovviamente, resta comunque comune.

  3. Cara Loredana,

    il testo è nato inizialmente come tentativo di depotenziare da un lato un concetto metafisico della qualità letteria (che sciuperebbe anche la ricezione di opere importanti) e dall’altro di preservarsi da un concetto populistico di qualità (del tipo: “chi ha più accessi, più consensi, in Rete o sullo scaffale” è qualità – e questo vale anche per l’enorme influsso delle élite letterarie).

    La nostra idea di qualità è da considerarsi distributiva (così come dovrebbe esserlo la democrazia, nel nostro parallelo con la qualità della vita) e in due sensi: la qualità si può e deve trovare ovunque (in ogni media, perché è veicolata dalle distorsioni che la letteratura provoca sul linguaggio e sul Reale) ma questo non significa che tutti sappiano usarla. Se c’è dell’elettivo nel nostro discorso, questo riguarda il fatto che la qualità della vita è qualcosa di auspicabile, che potrebbe in qualche modo “salvarci l’anima”, ma che un autore può anche non scegliere di percorrere. Che questa scelta sia sbagliata OGGI, penso sia la nostra più grande convinzione. Qualcuno ha parlato, commentando la nostra proposta, come di un’etica della qualità, un’etica relazionale, direi io.

    Il nostro è in fondo un discorso generazionale, TROPPO rivolto alla generazione di trentenni, che credo si possa dividere in due tronconi terribili: quelli che si adeguano al sistema di gestione lavorativo-esistenziale e non ricercano qualità della vita, durata e progettualità delle proprie azioni (questo non significa stabilità), e quelli che la ricercano, ricercano una propria identità mutevole, una ritenzione del blob della propria vita (questo vale anche per il discorso sull’autocensura che percorriamo nella prima parte de La Cura, e che troverai qui su questo blog)

    Spero di essere stato confuso 😀

    Un abbraccio,
    a.

  4. ciao Loredana.
    ti rispondo anch’io, e vado dritto al punto [ne avevo già accennato sul tuo Lipperatura].

    il testo è “complesso”, è vero.
    però dovresti leggerne la prima parte, “la cura 1” [che trovi sempre qui: https://novevolt.wordpress.com/cura ]
    bene, dopo aver letto quel testo, c’han detto: troppo semplice, troppo generico ecc.

    la verità sta nel mezzo: il giudizio sulla complessità (e sull’efficacia) andrebbe dato alla fine, ovvero una volta letti tutti e quattro i pezzi, che costituiranno il “manifesto” complessivo.

    in sostanza: sì, è vero che la prima parte è molto semplice e generalizzante; è vero che la seconda è più netta e complessa.
    ma l’operazione va – credo io – commentata nel suo complesso, quando avrà completezza.

    quindi, Loredana, mi piacerebbe molto che tu leggessi già ora la parte I [è anche molto breve], e ti segnaleremo le prossime due, perché tu possa valutare il tutto.

    ciao e grazie,
    enrico


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