Anteprima da “Il mio cuore è un mandarino acerbo” di Alessio Arena, Novevolt, ottobre 2010

7 ottobre 2010 alle 10:30 am | Pubblicato su anticipazioni, Il mio cuore è un mandarino acerbo | 1 commento
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Uscirà a novembre per Novevolt, il romanzo di uno dei giovanissimi autori a nostro avviso più interessanti del panorama italiano: Alessio Arena. Classe 1984, scrittore e cantante, ha pubblicato L’infanzia delle cose (Manni, 2009), ha vinto il premio del pubblico ad Esor-dire 2009, il Premio Giusti Opera Prima, ed è stato invitato a RicercaBO 2008, oltre a pubblicare racconti su Nazione indiana, ‘tina, Nuovi argomenti e Linus.

Ecco qui un’anticipazione dal suo “Il mio cuore è un mandarino acerbo” (ZONA, ottobre 2010, pp. 160, 15 Euro)

L’aria di morte è quella degli enormi aranceti che sbucano nel selciato dei gradini di Pozzovecchio, le tonde radici nervose a scavare il profilo della discesa a terrazze che arriva fino al mare, alla sabbia grigia che s’è ordinata qui e lì, a partire dallo sfacelo delle ossa dell’isola.

Le croci del cimitero stanno tutte affacciate su una bassa collina di salsedine, inginocchiata davanti al marmo delle cappelle della zona più alta, dove stanno le statue, qualche sedia di vimini lasciata vicino alle lapidi senza nome, gli angeli gabriele di ferro battuto con gli occhi chiusi, e molte luci rosse e blu. A ridosso di una piccola scala a chiocciola che entra in quella che doveva essere la guardiola di Don Ciro il custode, che oggi ha avuto un attacco di appendicite, una delle tombe più fiorite è quella con su scritto QUI GIACE L’INFELICE VENOSCA, in caratteri dorati, in testa ai quali corre una scia di formiche. La persona ritratta nella foto non è altri che Michele, la barba lunga, lunghi i capelli di amianto sfilacciato, il naso dritto a suggellare una solenne atmosfera pubblicitaria, come in quelle immaginette di Gesù Cristo che sull’isola si vendono pure nelle tabaccherie. Seduto su una improbabile lapide vicina, arrugginita l’intestazione e le gardenie di plastica sulla base, Ninì, la sua mano tozza, cattura qualche formica e, con la stessa leggerezza con cui porta alla bocca la sua preda, dice: «Non preoccuparti, Cherie, è questione di poco ancora, anche Leonardo lì dentro ha dovuto aspettare tutto questo tempo».

Veronique, i capelli sciolti che le coprono il viso, sta inginocchiata a scavare una piccola buca.
«Quest’isola mi somiglia troppo, forse è che sono troppo calma qui, è strano, mi sento lontana da tutti».

«Lo sai chi è questo tipo che sta qua sotto?».
«Chi?».
«Questo qui», dice indicando la foto di Michele sulla tomba, «dicono che è il vero autore della statua del Cristo Morto, quella della processione. Era stato nel carcere un sacco di tempo e l’aveva fatta lì, la statua. Dicono che gli era bastato un ritratto suo, che gli era bastato fare una copia di se stesso e poi la gente l’ha preso per Gesù Cristo. Era stato come un modo per sfuggire alla sua condanna, capi’?».
«Chissà perché hanno scritto il povero…»
«Credo fosse un ergastolano, un criminale che aveva ucciso più di qualcuno. Fece un buco nella cella e si buttò a mare, credo».
«Povero, allora».
Ninì si guarda un attimo intorno, cambia subito discorso.
«Hai pensato a cosa faremo dopo? Quando avremo liberato tuo fratello?».
Veronique sembra infastidita, e smette di scavare, alzando lo sguardo verso il nano si sposta i capelli dalla fronte col suo gracile braccio.
«No, lo sai bene, non c’ho pensato, non lo abbiamo fatto, dipende anche da lui, da come si metteranno le cose, credo che dovremo stare al riparo per un po’».
Ninì si alza, spia ancora una volta nel deserto di tombe del cimitero controllando che nessuno lo ascolti, in realtà ha un mal di testa che è una cosa molto brutta, gli tira indietro la lingua, non trova il coraggio per dire quello che dice.
«Cosa credi che dica quando ti avrà visto… così?».
Veronique ha ripreso a togliere terreno dalla piccola buca e sorride. «Cosa potrebbe dire?».
«E che potrebbe dire… che grazie… a te stavo aspettando… che non ti riconoscevo… come ti sei cambiata…», è serio, letale, «per… perché… perché?».
«Mio fratello non è in grado di parlare, Ninì».

[pp. 86-87; continua su Alessio Arena, Il mio cuore è un mandarino acerbo, ZONA/Novevolt, in libreria ad ottobre 2010]

1 commento »

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  1. Bello! L’infanzia delle cose è un libro assurdo e sconcertante, non vedo l’ora di leggere questo secondo libro.


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