Nove domande, nove idee, Novevolt / Parte Seconda

10 novembre 2010 alle 10:44 am | Pubblicato su 9 x 9 | 2 commenti
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Prosegue la pubblicazione di “Nove domande, nove idee, Novevolt”, un questionario programmatico rivolto agli autori di Novevolt: nove domande su nove termini che definiscono Novevolt. Dopo 1) qualità letteraria, 2) autori en route e 3) lettori vindicati, ecco le risposte di Alessio Arena e Fabrizio Venerandi, su: 4) scritture urgenti, 5) masse e-rotiche e 6) storytelling esteso.

4) SCRITTURE URGENTI. Se qualcuno ci chiedesse di descrivere il tuo percorso, breve o lungo che questo sia, noi curatori crediamo di saperne evidenziare i tratti. Non conosciamo, ciononostante, la scintilla, il momento della derapata, o la demarcazione di una linea già tracciata, che ha portato alla nascita del nuovo libro, ovvero del tuo Novevolt. Visto che la nostra è una collana ad invito – immagina un invito ad una cena collettiva, nella quale la scelta dell’invitato, nel portare il suo ingrediente, è libera – da quale urgenza, o strappo di libertà, è nato il tuo Novevolt?

ALESSIO ARENA: Avevo scritto il copione per un film, una volta passate le selezioni per il centro sperimentale di cinematografia a Roma. Poi le cose sono andate in tutt’altra direzione, ho subito realizzato che certa commedia all’italiana bisognosa di nuovi sceneggiatori non avrebbe trovato in me il suo salvatore. Dopo la pubblicazione de “L’infanzia delle cose”, il mio primo libro, ho pensato subito di rivedere quel vecchio copione e di cercare di dargli una nuova linfa, infondergli un piglio più spiccatamente narrativo pur mantenendo i limiti che a tale narrazione impone la struttura della sceneggiatura cinematografica. Volevo concentrarmi sulla trama, una storia che avesse un sapore biblico, e per questo, inevitabilmente pop: la storia di due fratelli, novelli Caino e Abele, del loro amore antico e dell’inconcepibile sacrificio che lo sostiene. Per riuscirci dovevo trattenere delle immagini precise, la trama non poteva essere diluita nel flusso irrefrenabile di una scrittura che è invece presente nel mio romanzo d’esordio.

FABRIZIO VENERANDI: Con “L’ultima avventura” volevo fare una fotografia degli anni in cui la mia scrittura ha smesso di essere un fatto personale ed è diventata sociale. Ho conosciuto l’ambiente dei piccoli editori, delle riviste di racconti, degli aspiranti scrittori, dei festival di letteratura e sono rimasto colpito da come questo ambiente fosse diversamente mitico, anzi molto umano, terreno. Una specie di sala d’aspetto strindberghiana in cui lo scrittore si siede e resta lì a guardare questa commedia umana un po’ provinciale. Ma “L’ultima avventura” fa anche parte di un discorso più ampio, è l’ultimo tassello di una trilogia attraverso la quale mi libero di alcuni idoli della mia infanzia. È sostanzialmente un lavoro sulla demistificazione. In “Chi ha ucciso David Crane?” viene smontata l’infanzia sognante della casa di Pony e il mito adolescenziale dei campus americani e dei videogiochi. Nell’”ultima avventura” è invece l’ambiente intellettuale: Candy Candy, David Crane e Strindberg sono le tre vittime sacrificali del percorso di emancipazione del signor Buonaventura.

5) MASSE E-ROTICHE. Per anagrafe, noi curatori di Novevolt facciamo parte di una generazione che ha sognato almeno un po’ di toccare e impiastricciare i propri schermi touch-screen, dopo aver consumato gli occhi sugli stessi per decenni. Ci stiamo quasi arrivando. Da qui, crediamo che la letteratura sia una cosa clandestina e allo stesso tempo onnipresente nella vita delle persone (che lo vogliano o meno), una cosa da conservare ma anche da spacciare, da toccare, leccare, sporcare e consumare in massa. E pensiamo che le nuove tecnologie, epub, .mobi, audible ecc. possano aiutare a diffondere coscientemente la nuova narrativa, specialmente se questa viene di frequente scalzata dagli scaffali delle librerie. Ma non tutti la pensano così: rispettiamo i fanatici, come noi stessi siamo, della carta stampata, l’odore delle pagine, la fermezza di una costola nella mano, il frusciare delle pagine, anche l’emozione dell’ingiallimento di un volume. Forse per questo, i Novevolt si presentano come libri piccoli e tascabili: per essere passati, diffusi, prestati, intascati come una usb, ma anche per essere annusati e visti nel, crediamo, egregio lavoro di Jonathan Calugi come illustratore. Qual è la tua posizione al riguardo? Quali speranze o idiosincrasie riponi nelle digitalizzazione della letteratura?

ALESSIO ARENA: Sinceramente non credo ci saranno grandi cambiamenti. Se è vero che e-book e touch screen vari saranno presto alla portata di tutti, non credo rappresentino un reale rischio e possano essere nemici del libro cartaceo, né credo siano una alternativa, tranne forse per manuali accademici, penso, per esempio, ai libri di diritto etc… Un’altra realtà è invece quelle delle riviste online, che offrono la possibilità di scaricare un pdf stampabile. Si tratta in questo caso di preziosissime fonti di nuova letteratura italiana, una risposta alle vecchie riviste cartacee che nessuno compra e che iniziano a sparire dalle librerie.

FABRIZIO VENERANDI: Nel maggio del 2010 ho aperto, assieme ad altri, una casa editrice digitale, quintadicopertina, e ne curo in particolare la collana di narrativa non lineare. Credo che l’editoria elettronica permetta di creare forme di scrittura e di lettura che si emancipano dall’oggetto fisico del libro, inglobando sia caratteristiche della letteratura tradizionale, sia una serie di modalità di lettura, scrittura e condivisione proprie del digitale. Non si tratta tanto di una “digitalizzazione” della letteratura, se si intende con questo una semplice copia di opere letterarie nate per la carta e ‘fotocopiate’ in digitale in maniera sostanzialmente statica, ma di ripensare il proprio modo di essere scrittori e lettori. Ci vorrà del tempo, sia perché i lettori sono spaventati da forme di lettura che non siano libri, sia perché al mercato editoriale costa meno riversare in digitale il proprio catalogo cartaceo che investire risorse in qualcosa di nuovo. Ma si è avviato un processo che è irreversibile e molto interessante.

6) STORYTELLING ESTESO. Sempre più scrittori recitano (e, ahimè, sempre più attori scrivono). Recitano, leggono in pubblicano, a volte cantano, i propri testi. Un fenomeno che in precedenza aveva toccato la poesia italiana, oggi pare diffondersi, non solo attraverso gli audiolibri, nella narrativa. Il libro non solo viene letto, ma anche riscritto, sceneggiato, “multimedializzato”. Crediamo (vedi domanda 1) che questa esplosione trans-mediale del libro non sia l’unica garanzia di qualità, ma che ciononostante aiuti ad un approccio autore-lettore più completo (questo non significa più veridico, giusto). Se qualcuno dovesse mettere in scena o su pellicola, il tuo Novevolt, chi sarebbe il tuo candidato? E chi potrebbe comporne la colonna sonora? In alternativa, la tua storia, se fosse un fumetto: da chi sarebbe disegnata?

ALESSIO ARENA: La mia è una storia universale e napoletana. Giocherei in casa, affidandomi ad Antonio Capuano, che ha saputo raccontare la città sviscerandone la natura, film dopo film, rendendola quasi sempre protagonista, uno scenario dalla bellezza violenta, perché fuori da qualsiasi etica borghese. Lavorare con una persona come lui sarebbe un sogno realizzato.

FABRIZIO VENERANDI: Terry Gilliam andrebbe benissimo, soprattuto se gli finiscono i soldi mentre lo sta facendo e poi il film non esce e un tipo fa un documentario che parla di come sarebbe stato bello il film se si fosse fatto. Questa sì che sarebbe gloria. Colonna sonora vedrei un mix di roba italiana un po’ sporca tipo i primi Cccp, o i concerti da camera per fagotto di Vivaldi. Per il fumetto, makkox è ok.

[Continua… Leggi le domande&risposte precedenti]

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