Nove domande, nove idee, Novevolt / Sguardi obliqui/ubiqui, Italie distopiche, Isole temporanee

16 novembre 2010 alle 2:20 pm | Pubblicato su 9 x 9, eventi, Libri | Lascia un commento
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Prosegue la pubblicazione di “Nove domande, nove idee, Novevolt”, un questionario programmatico rivolto agli autori di Novevolt: nove domande su nove termini che definiscono Novevolt.

Dopo 1) qualità letteraria, 2) autori en route e 3) lettori vindicati, 4) scritture urgenti, 5) masse e-rotiche e 6) storytelling esteso, Alessio Arena e Fabrizio Venerandi ci consegnano le loro ultime risposte su: sguardi obliqui/ubiqui, Italie distopiche e Isole temporanee.

Buona lettura!

7) SGUARDI OBLIQUI/UBIQUI. Al momento, le storie che abbiamo proposto – dal fantastorico del Molosso alla non fiction paranoica di Un viaggio con Francis Bacon, arrivando al buffonesco parodico dell’Ultima avventura del Signor Buonaventura e alla sceneggiata genetiana di Il mio cuore è un mandarino acerbo (vedi i libri qui) – segnalano una predilezione per lo sconfinamento, la distorsione, l’esagerazione, il movimento. Ma l’impegno, diamine, dove l’abbiamo messo? Senza riproporre la solita tiritera contro la verosimiglianza, Novevolt crede che bruciare la realtà, mostrarne le piegature (anche spazio-temporali) sia una buona forma di impegno, di compromissione con il reale. Crediamo che sanare il linguaggio con operazioni a cuore aperto sia un buon modo per comprendere la nostra realtà precaria, che gronda di linguaggio putrefatto. Meglio uno sguardo obliquo e ubiquo (come il linguaggio sul quale si opera) che uno sguardo immacolato o sbandierato. Qual è il tuo grado di compromissione nei confronti del reale?

ALESSIO ARENA: Io voglio raccontare il limite, le frontiere, il passo poco prima della fine. La realtà in cui sono nato e vissuto sarebbe considerata pura apocalissi da uno sguardo diverso dal mio, da persone le cui origini stanno in contesti sociali ben diversi. Il realismo non mi interessa. Il reale non è realista, il reale è l’astrazione dal tempo e dallo spazio, dalla morale e dalla cultura. Io voglio raccontare questo.

FABRIZIO VENERANDI: L’equivalenza reale=impegno non fa parte di nessuna algebra dello scrivere, così come non esiste un’equivalenza tra libro impegnato e buon libro. Se si cerca l’impegno per moda, la “scrittura impegnata” rischia di diventare un genere, accanto ad altri generi deviati (come quello dell’“esordiente”). Nel momento in cui la scrittura del reale, la nuova etica italiana, diventa un prodotto di mercato e un genere da scaffale, non si fa altro che popolare un database editoriale che è capace di fagocitare qualsiasi cosa. Con gran gioia di mia zia.

8 ) ITALIE DISTOPICHE. Pensando ancora ai nostri libri, i Novevolt hanno mostrato volentieri Italie distopiche e violente, parodiche e fantastiche. Il panorama è sicuramente incompleto: manca l’affrontare la tematica lavorativa, la tematica educativa, la tematica delle differenza e integrazione culturale, ma anche quella identitaria. Scusandoci per il colpo a bruciapelo: Come vedi l’Italia di oggi e come sarà l’Italia tra vent’anni? In che stato stanno gli Italiani?

ALESSIO ARENA: Eccola qui la domanda. L’aspettavo, un po’ angosciato. Almeno una volta al giorno devo rispondere a questa domanda. Per uno come me, quasi un esiliato, in fuga dalle costrizioni sociali dell’Italia, è un fatto quotidiano il dover raccontare, il sapere dire e difendere un paese che all’estero dà l’immagine di un giocattolo inutile in mano a un gruppo di cazzoni retrogradi e ignoranti. È ormai prassi quotidiana accendere il computer e trattenere il fiato sulla cattiva e triste notizia di turno che viene dall’Italia. Sinceramente non so cosa succederà, la mentalità mafiosa è entrata nel dna degli italiani, questo è all’origine di ogni passo in dietro, ogni virata politica tipica di un regime, è causa del non vedo, non sento, del baratto del voto, della censura. Sembrerà un po’ forte quello che dico, ma io ho quasi la sensazione che l’Italia che mi piace, la gente che la pensa come me, emigrerà come ho fatto io, se non se n’è già andata. Per questo, potrebbe darsi che tra ventanni l’Italia diventi un paese senza italiani. Del resto è lo stesso (non) nostro presidente a consigliare ai giovani di andarsene all’estero per cercare nuove possibilità, no?

FABRIZIO VENERANDI: Penso che quello che caratterizza l’Italia di oggi sia la disillusione. Politicamente, culturalmente e socialmente siamo arrivati in quella fase in cui la spuma della onde ha fatto scoppiettare tutte le sue bollicine e ora si ritira mostrando che sotto c’erano solo dei sassi scuri e della sabbia. Oggi siamo arrivati alle pietre. Parlavo prima di demistificazione: siamo circondati da un panorama di televisori accesi in una landa che è stata del tutto demistificata. Il che è un bel paradosso. Come sarà l’Italia fra vent’anni: se ve lo dicessi poi sarei costretto ad uccidervi. Sorry.

9) ISOLE TEMPORANEE. Nella nostra presentazione, puntiamo con il definire Novevolt un’isola temporanea di libertà. Diciamo “temporanea”, perché sappiamo che le utopie, o sono minime, differenziali, o qualsiasi bel sogno si trasforma con il tempo in un incubo opprimente. Facciamo adesso un gioco. Immagina di dover passare del tempo in un’isola deserta, non tutta la vita. Ti regaliamo il viaggio, ma ti diamo alcune scelte obbligate: devi portare con te un classico della letteratura, e un libro recente. Hai la possibilità di scegliere anche due autori, viventi o meno, da portare in vacanza con te, che senti vicino, che chiameresti holdenianamente a casa con confidenza (non importa che tu lo conosca di persona). Quali sono le tue scelte? Chi, in particolare, consiglieresti per un prossimo Novevolt? Ci sono invece autori o tendenze letterarie che abbandoneresti invece sull’isola (lo sappiamo, che ci sono)?

ALESSIO ARENA: Porterei Paradiso di Lezama Lima, la mia prima folgorazione letteraria di adolescente, (insieme al Pedro Paramo), e La sinfonia del tempo breve di Mattia Signorini, per studiarlo a fondo e capire perché. Su quest’isola ci andrei con Truman Capote e Luigi Romolo Carrino, mio amico fraterno e scrittore che ammiro tantissimo. Non oso immaginare cosa succederebbe con tale compagnia, non posso. Un autore che invece consiglierei per Novevolt è sicuramente Gianni Solla. Il perché lo dicono i suoi racconti, firmati in rete sotto il nome di Hotel Messico. Sull’isola abbandonerei gli agenti che ti stanno ai calcagni per chiederti “ciò che vogliono gli editori”, e in generale, tutta quella gente che segue questa direzione.

FABRIZIO VENERANDI: Sull’isola ci porterei gli Annales di Tacito. Mi piace molto tradurre dal latino, ma non ho mai tempo di farlo. E a questo punto il libro recente sarebbe il vocabolario di latino. Scrittori con me sull’isola, niente di personale, ma nessuno. Una cosa è la letteratura un’altra è prendere il sole, fare il bagno, eccetera. Se proprio ne devo scegliere due Morozzi e Galiazzo, perché sono simpatici. Ma solo se portano il pallone o un’amica. Per novevolt io consiglio Antonio Koch. Sull’isola non lascerei né autori né tendenze letterarie. Ci lascerei invece un sacco di lettori.

[Leggi le altre risposte: parte 1 / parte 2]

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