Di Bacon in Bacon: sfigurazioni e tomografie.

14 dicembre 2009 alle 6:01 pm | Pubblicato su Segnalazioni, Un viaggio con Francis Bacon | Lascia un commento
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[Segnaliamo l’uscita su il primo amore e Slipperypond. L’assolutamente necessario di una riflessione di Alessandro Raveggi sullo sfiguramento in Bacon e nel Premier italiano, simbolicamente aggredito da furia iconoclasta. Su Bacon e le sue figure, uscirà a gennaio 2010 il nostro libro Un viaggio con Francis Bacon di Franz Krauspenhaar, ZONA editrice]

“La violenza può mirare solo ad un volto”, diceva Lévinas in Totalità e infinito. Mirare in italiano ha in sé da un lato il senso dell’ambizione, del desiderio, e dall’altro il senso tecnico della mira balistica. In francese, il filosofo dell’Alterità sapeva benissimo che mirare, viser, può assumere anche il significato di toucher, di toccare, come nella scherma, un toccare che è un colpire. La violenza al volto mira alla sfigurazione del potere, al suo decentramento di forma, perché sfigurare non è tanto il contrario di ‘dare figura’, ma il suo spostamento. Se il potere, come in questo caso, è un potere che si emana mediatico e sindonico, unto e munifico d’immagine ad un tempo, incarnato in un volto che controlla da lontano, che si compiace tuttavia di essere visto come tale, già decentrato perché parlato e bisbigliato, ma che ha bisogno di mostrare la dentatura e un mascherone come serragli di una falsa bonomia – la singola sfigurazione avventata di siffatto potere ha un valore traslato: è un dito nella piaga dello stato di violenza insatura di chi vede ossessivamente, dell’italiano ridotto principalmente ad organi di visione e riproduzione, all’occhio e al sesso.

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non è Rocky che m’interessa guardare

25 novembre 2009 alle 4:03 pm | Pubblicato su anticipazioni, Un viaggio con Francis Bacon | Lascia un commento
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da Un viaggio con Francis Bacon, Franz Krauspenhaar, Novevolt gennaio 2010.

Non è Rocky che m’interessa guardare, ma lo sfidante alle corde: ha la testa china, le gambe flesse, le braccia accennano una rassegnata difesa; e il viso è all’ingiù, come una lingua di bue molle, come un pezzo di carne sfatta dalla bollitura prima di diventare Montana da scatola; e il naso sembra quello a punta bassa, un naso chino, di Dyer svariate volte ritratto. Voglio dire che nella pittura di Bacon, al di là delle presenza del suo amico suicida, ci sono un sacco di pugili suonati, alle corde, a pezzi. Che non si presentano come tali, bensì in vesti affatto diverse. Bacon rappresenta la sconfitta fino all’osso, fino al midollo di bue dello scannamento al mattatoio della fine. Certi suoi meravigliosi e rossastri cani sono esseri di seconda scelta piegati dallo sforzo di essere cattivi a ogni costo, come i pugili. Se hai nel DNA la cattiveria, come il germe della depressione, sei suonato e cattivo e depresso in partenza e vivi con la tara ereditaria della sconfitta esterna e interna fino alla fine dei tuoi giorni.

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